Il Punto — 25 novembre 2013

Il giorno 25 Novembre del 1960 tre sorelle, Patri, Minerva e Maria Teresa vennero catturate, torturate e brutalmente uccise dagli uomini del regime del Dittatore domenicano Trijillo, perché fondatrici di un gruppo di dissidenti: il “Movimento 14 di Giungo”.
Le tre donne, che si batterono per la libertà ed il rispetto dei diritti delle donne domenicane, riuscirono ad estendere il proprio gruppo, che alla fine, aveva nuclei in tutto lo stato.
Il loro assassinio, al contrario di quanto previsto dal dittatore, portò ad una serie di mobilitazioni che causarono la caduta del regime l’anno successivo.

violenza donne
Fu poi nel 1980, durante il primo incontro internazionale femminista celebrato in Colombia, che la Repubblica Domenicana propose come data il 25 Novembre, per onorare la morte delle tre sorelle.
Progressivamente molti paesi si aggregarono alla commemorazione ed il 17 Dicembre del 1999 l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò che il 25 Novembre sarebbe stata la GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE, in onore delle sorelle Mirabal.
In Italia solo nel 2005 alcuni centri antiviolenza hanno cominciato a celebrare la data e nel 2007 quasi 100 000 donne sono scese in piazza, a Roma, per manifestare contro le violenze nei confronti delle donne, senza alcun patrocinio politico.
In un giorno così mi vengono in mente tante altre donne che, come le sorelle Mirabal, hanno lottato per i diritti e per la libertà ( non solo per le donne, ma per l’umanità) e che hanno pagato questo impegno con la vita.
Come non ricordare Sitara Achakzai, attivista per i diritti delle donne, uccisa dai talebani, o Anna Politkovskaja, giornalista russa che si occupava di diritti umani, o ancora l’italiana Lea Garofalo, testimone di giustizia in un processo di mafia, uccisa dall’ex compagno (coinvolto nel processo).
Queste sono alcune delle donne che grazie ai media sono state portate a conoscenza di tutti, ma ci sono molte altre donne, sconosciute al pubblico, che nel loro piccolo, nella quotidianità hanno pagato con la vita i propri gesti “rivoluzionari”.
Ci sono donne che hanno deciso di emanciparsi, hanno deciso di lavorare per guadagnarsi la propria indipendenza, hanno deciso di separasi, di divorziare, di non concedersi sessualmente ad un uomo che aveva pagato loro la cena o di lasciare il proprio compagno che le maltrattava… Queste donna hanno pagato per le proprie scelte,per la propria piccola rivoluzione personale, un prezzo molto alto ed alcune hanno pagato addirittura con la vita.
Sono tutte queste donne che oggi vorrei fossero ricordate, le quasi 1500 donne uccise dal 2000 ad oggi nel nostro paese, ma non sono…
Anche tutte quelle donne che vivono la violenza ogni giorno, una violenza nascosta nel silenzio delle mura domestiche alla quale non riescono, per diversi motivi a porre fine.
Ognuno di noi dovrebbe sentire sulle proprie spalle il peso di questa piaga sociale perché anche la nostra società, l’Italia del XIX secolo, con i propri valori e la propria cultura perpetra un modello, una visione del mondo discriminatoria di cui ne fanno le spese (come da sempre) le donne.
Ogni tre giorni, in Italia, una donna muore per mano di un uomo e nessuno di noi dovrebbe accertarlo.
Ogni giorno bisognerebbe dire NO alla violenza di genere, con parole, gesti e politiche che aiutino a prevenire, oltre che circoscrivere gli effetti del fenomeno, ma oggi in modo particolare.
Oggi il nostro NO si unisce a quello degli altri paesi per dire, ad una sola voce, che è giunta l’ora di un cambiamento perché non siamo più disposti a tollerare nessun atto di violenza, di qualsiasi natura esso sia, nei confronti di una donna!

Articolo Inviato da Francesca Savoldini

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