Web & Hi Tech — 11 Novembre 2013

E’ stato fondato da un imprenditore, Andrea Dusi, e racconta di piccoli e grandi fallimenti aziendali, con l’obiettivo di creare una cultura positiva del flop.

Solo negli Stati Uniti tre aziende startup su quattro chiudono, quindi solo una si espande e riesce a guadagnare. E’ un dato significativo per l’Italia, in cui l’arma contro la crisi è l’incitamento ad aprire un’impresa. Ed il fallimento non è contemplato, ma lo è solamente la vittoria.

E così Dusi ha deciso di parlare della realtà delle startup attraverso un blog, Startupover, in cui è possibile raccontare i propri insuccessi. Il blog ha raccolto una serie di seguaci in rete, per questo uscirà a breve anche una versione in inglese.

In Italia manca la cultura del fallimento, mentre negli Stati Uniti, se non si ha almeno un flop alle spalle, gli investitori non si fideranno mai perchè non si è mai ricevuta nessuna lezione.  Lo sbaglio è legato al prodotto, non alla persona, ma nel Belpaese non sembra così.

Tra i fallimenti più celebri, ci sono alcuni casi famosi tra cui Segway, il monopattino elettrico che avrebbe dovuto sostituire l’auto; l’ex presidente George W. Bush l’ha provato ed è caduto con un danno d’immagine per l’azienda davvero notevole.

Sito

Startupover

Startupover, il blog sulla cultura del fallimento

Al contrario, Airbnb, sito per affittare stanze o case ai viaggiatori, che non ha riscosso successo nel pubblico a causa di foto poco stimolanti pubblicate online, completamente amatoriali, è riuscito a risollevarsi assoldando un fotografo professionista; il sito si è quindi rifatto il look ed il restyling. Ma spesso anche investire solo nella pubblicità non basta. Lo ha dimostrato Pets.com, sito per la vendita online di cibo per animali, che ha puntato tutto sull’immagine, ma senza saperla sfruttare bene, a causa di difficoltà organizzative e per la mancanza di strategie d’impresa. Per questo ha fallito.

Le cause dei fallimenti sono quindi innumerevoli, tra le quali soprattutto quella di promettere di più di ciò che si può offrire. Creare una startup digitale è forse più difficile che fondare una normale impresa. E Dusi ne è perfettamente consapevole per esperienza personale: ha avuto un fallimento alle spalle ma ora ha sfondato con Wish days, azienda di regali che ora ha un buon fatturato. In Italia è indubbiamente più difficile lavorare a causa della burocrazia, dei costi per l’apertura, delle tasse sul fatturato e per il costo del lavoro. Ma se si è in gamba, si riesce!

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