Il Punto — 20 maggio 2013

In un Salone così affollato che ha visto ai suoi piedi centinaia di migliaia di persone che hanno addirittura sfidato le intemperie del tempo (a Torino è piovuto quasi sempre) pur di essere partecipi alla grande “festa del libro”, c’è da chiedersi quanto il nostro Paese sia davvero così lontano dalla cultura.

salone libro torino 2013

Salone Libro Torino 2013

 

In uno Stato dove la percentuale di libri letti in un anno si aggira intorno all’1 per individuo, contando perfino i neonati, si resta attoniti di fronte ad una così ampia affluenza, mai così cospicua dal 2008. I dati sono significativi: + 12% di biglietti venduti, + 20% di scontrini fatti dalle case editrici per la vendita dei loro volumi: e non stiamo parlando solo di grandi nomi, di Feltrinelli o Mondadori. Anche i fanalini di coda, le case editrici esordienti hanno avuto un surplus.

Non sarà che l’uomo, quando perde la fiducia nel Suo Paese, si rifugia nella cultura? O sarà forse che, data la larga presenza di personaggi politici, i cittadini abbiano voluto sentire con le proprie orecchie le risposte di questo Paese, date dai politici solo attraverso i mezzi mediatici? Ad avvalorare questa ipotesi c’è la gente che ieri, intorno alle 12 di pomeriggio ha fatto a spintoni e manate per accaparrarsi una poltrona nell’Auditorium, alla Conferenza di Renzi. Per non parlare della fila invalicabile dinanzi alla Sala Gialla, dove Veltroni gli fa i complimenti al sindaco di Firenze eleggendolo a “migliore candidato premier possibile”. E davanti ad ogni sala è la stessa solfa: la fila di curiosi è fitta, serrata come quella di una squadriglia, quasi che scavalcarla per prendere un panino nel bar a fiano è praticamente impossibile. Persino di fronte ad un Savino che presenta un libro per bambini c’è una ressa che neppure la mamma più incallita può sostenere.

Forse, in questa Fiera del Libro, a farla da protagonista, è stata la voglia di esserci, di essere presenti materialmente con occhi ed orecchie vigili, testimoni di fronte ad un Paese che, per la verità, non c’è per niente.

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