Cultura — 22 Dicembre 2013

Torino Porta Nuova e l’albero dei desideri. E’ lì, elegantemente piazzato all’ingresso della stazione: un classico abete dipinto di Natale, con tanti fiocchi dorati e le consuete palline sberluccicanti. Niente di nuovo, direte. Ed invece no, perchè qualcuno ha cominciato ad appendere qua e là lettere di Natale, desideri inenarrabili e richieste d’aiuto. <<Caro Babbo Natale, per quest’anno vorrei..>>

natale torino

<<Vorrei quel videogioco che ho visto nel negozio sotto casa, vorrei un paio di scarpe nuove, che quelle che indosso tutti i giorni non ce la fanno proprio più, vorrei quella borsa che vedo ogni mattina prima di andare a lavoro, quella coi manici in pelle e la targhetta dorata. Per quest’anno vorrei passare l’esame di Diritto Privato, vorrei che quel ragazzo dell’autobus mi invitasse a cena. Per Natale vorrei che la banca accettasse la mia richiesta di mutuo, vorrei regalare a mio figlio quel libro che tanto gli piace. Per Natale vorrei mangiare il bollito con le patate, vorrei riuscire a pagare l’affitto. Caro Babbo Natale, vorrei essere felice>>. Le lettere sono tante, il via vai continuo, frenetico, eppure qualcuno si ferma, appende un desiderio, scatta una foto che finirà sui social e se ne và. Ripone una speranza, come concederla a qualcuno che possa fare di più. Perchè spesso, solo le nostre forze non bastano.

A Natale il mondo si ferma e, quest’anno, gli italiani lo fanno per davvero. Niente soldini, niente vacanze. Oltre una persona su due non può permettersi di passare una notte fuori casa. Sono 48 milioni gli italiani che festeggeranno tra le proprie pareti, cotechino e lenticchie, panettone, ed un bicchiere di spumante. Se non altro, la tradizione culinaria resta ben salda, affondando le sue radici nella notte dei tempi. Per il pranzo niente rinunce, arrosto ripieno allo strudel di maiale, rollata di tacchino farcita di castagne e tortellini al brodo di cappone. Ma forse più per stare insieme che per abbuffarsi. Perchè abbiamo bisogno di calore, mai come oggi.

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