Salute e Medicina — 04 dicembre 2013

Agricoltura intensiva. Ne abbiamo sentito parlare tutti: fino a pochi anni fa era l’emblema delle nuove modalità di coltivazione, causa automatica del boom economico; niente più aratro trainato dai buoi, niente più vanga. Alle buone abitudini dei nostri nonni si erano sostituiti grandi trattori e sistemi d’irrigazione talmente avanzati da richiedere l’aiuto di un ingegnere per capirci qualcosa. Raccolti oltre l’abbondanza, guadagni da far girar la testa ed una vagonata di nuove fitopatolgie. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato: all’agricoltura intensiva ha cominciato ad affiancarsi l’agricoltura biologica, un disperato tentativo di ritornare indietro nel tempo, quando la nostra terra non conosceva i feritilizzanti, ma solo le mani dell’uomo.

agricoltura biologica melo

Perchè Scegliere la Lotta Biologica

Qualcuno grida alla truffa, anche perchè i prodotti coltivati intensivamente che vengono poi spacciati per biologici sono tanti: le etichette fanno della parola “bio” un uso spropositato, bisogna ammetterlo. Ma i prodotti che vengono realmente coltivati con metodologie soft, biologiche, con l’utlizzo dei predatori naturali anziché dei fertilizzati ci sono. E bisogna cercarli. L’utilizzo dei fitofarmarci per debellare vecchie e nuove patologie è in costante aumento. Non vi è mai capitato, passeggiando per le strade della zona campagnola, di sentire un olezzo dalla forte acidità? Se la risposta è sì, allora anche voi siete state vittime dell’agricoltura intensiva e lo siete tutti i giorni, quando scegliete tra un mela piccola e rigrinzita, quella accanto, grossa, polposa e dai colori accattivanti. Perchè l’agricoltura intensiva è un programma di sterminio, su questo non vi è alcun dubbio. Vi siete mai chiesti come si svolge davvero un programma di difesa dalle avversità? La Ticchiolatura del Melo è una delle fitopatologie più diffuse. Riscontrabile anche sui frutti, è sicuramente una malattia di cui tutti hanno potuto notarne i sintomi almeno una volta nella loro vita. Si presenta con pustole nerastre sulla buccia, spesso ricoperte da una polverina bruna: le macchie sono irregolari e tendono a confluire fra di loro. In prossimità di queste pustole il tessuto è necrotizzato e la polpa lacerata. Stiamo parlando di un fungo che si insedia sul melo già dall’autunno ed attende l’innalzamento della temperatura e l’arrivo delle piogge per diffondersi. La Ticchiolatura del Melo, pur non creando delle alterazioni al gusto, rende la mela commercialmente non adatta alla vendita. Ovviamente, la Ticchiolatura non è l’unica fitopatologia che colpisce il melo. Negli ultimi anni si sono riscontrati anche casi di Oidio, Alternaria e Antracnosi, per non parlare dei batteri che colpiscono durante la fase di conservazione. Per evitare tutto questo, il programma di difesa del melo è decisamente articolato e a dir poco agghiacciante. Il programma di difesa parte nella fase di prefioritura ed è affidato ad un prodotto chiamato Scala seguito da Delan 70 WG, entrambi farmaci che prevengono il volo delle ascospore della Ticchiolatura. Il fungicida Maccani è, invece, utilissimo per combattere simultaneamente Ticchiolatura ed Oidio. Ed in questa fase mica basta, perchè tali prodotti possono essere a loro volta coadiuvati da Polyram DF. In base al grado di permanenza del fitofarmaco e all’abbondanza delle piogge, gli interventi possono durare anche diverse settimane, intervallati da pause che variano dagli 8 ai 10 giorni.

agricoltura biologica mele

Con l’aumento delle temperature sono richiesti prodotti specifici come Bellis, Cantus e Rovral WG, utile per combattere l’Alternaria, anch’essi coadiuvati da Polyram DF. Un abbondante utilizzo di Bellis, soprattutto nella fase della raccolta, aiuta a prevenire le malattie in frigoconservazione e può essere utilizzato fino a 7 giorni prima della raccolta. Quindi, quando compriamo una mela, è possibile che siano trascorsi a malapena 8-10 giorni dall’ultimo trattamento! Al programma di difesa del melo si aggiungono i prodotti contro le malerbe e gli erogatori di feromoni sessuali femminili per combattere gli insetti come la Carpocapsa. Per ogni fitofarmaco i trattamenti vanno da 2 a 4 con cadenza variabile da 8 a 14 giorni mentre gli interventi a base di Polyram si effettuano ogni 5-7 giorni in base alla persistenza del patogeno. Se la matematica non è un opinione, dalla fioritura alla raccolta, il meleto non rimane mai scoperto. E giù fitofarmaci per tutto il processo evolutivo del frutto. E se consideriamo che la buccia è un tessuto particolarmente poroso, va da sè, che i residui dei fitofarmaci dapprima penetrano nella polpa e poi nel nostro stomaco. Stiamo parlando di 10 fitofarmaci diversi, costantemente applicati sui frutti che ci mettiamo sotto i denti! Tonnellate di prodotti fitosanitari quotidianamente distribuiti su tutta la superficie occupata dal meleto, con una dose d’impiego per prodotto che va dagli 0,2 ai 3 kg per ettaro! Un industria chimica in pieno campo! La struttura dei meleti coltivati biologicamente permette, invece, agli antagonisti naturali di debellare i patogeni senza l’intervento dei prodotti fitosanitari. Quando questi non sono sufficienti a mantenere il patogeno sotto la soglia di danno, i farmaci utilizzati sono comunque poco invasivi ed a base naturale. La ricerca della mela biologica non è quindi solo un capriccio dei consumatori vegetariani o vegani, ma una buona pratica da fare propria per una maggiore salute. Nostra e delle persone che ci stanno a fianco.

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